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lunedì 26 novembre 2012

PRIMARIE DEL PD: ANALISI DEL VOTO


Partiamo subito confermando il titolo: queste non erano le primarie del centrosinistra. Con questo non si vuole dire che la presenza oggi di un centrosinistra avrebbe garantito chissà quali sorti alla classe lavoratrice di questo paese (si veda la collocazione della socialdemocrazia europea), ma ricordare semplicemente alcune cose. 
  1. Tre su cinque candidati erano del Pd
  2. La scissione vendoliana da Rifondazione ha avuto come traiettoria strategica la costruzione, di fatto, di un'ala sinistra del Pd (questo viene confermato oggi da Gennaro Migliore che torna a parlare di un 'nuovo soggetto politico' unico)
  3. Le regole delle primarie sono state approvate dall'assemblea nazionale del Pd trovando fino a un certo punto un'opposizione solo nello stesso Pd (Renzi)
  4. Il Pd (anche alla luce di quanto fatto fin'ora, tragico e propedeutico allo stesso tempo) ha assunto un ruolo tale che è impossibile la formazione di un prossimo governo senza la sua partecipazione (altro che spostamento a sinistra dell'asse delle sue politiche!).
Pensare di poter contare in un'area politica così caratterizzata è equivalso a illudere quanti, nutrendo delle aspettative in un ritorno della sinistra, si sono recati alle urne. Da tempo ormai Vendola puntava tutto sul suo appeal, e sullo strumento delle primarie per confermarlo trattando i contenuti della carta d'intenti come polvere da mettere sotto il tappeto. Bene, ha trovato uno che parla meglio di lui. Astraendo dai contenuti, lo stile comunicativo di Matteo Renzi lo ha travolto. Quali siano poi le differenze di classe tra un Renzi che vuole cancellare i diritti sul lavoro e un Bersani che lo ha già fatto sostenendo questo governo...beh, la Camusso dovrebbe spiegarcelo!

Questa motivazione, quella di 'poter contare' ha travolto anche la sinistra 'alla sinistra di Vendola'. La Federazione della sinistra, nata già compromessa dalla sua struttura ultraburocratica e dal profilo politico piuttosto moderato, è stata spaccata definitivamente dalle scelte di Diliberto e di altri soggetti marginali che la componevano. Il segretario del Pdci dapprima ha proibito ai suoi (peraltro non riuscendoci del tutto) la partecipazione al No Monti Day con la motivazione che quella piazza avrebbe tracciato un solco dal Pd, e successivamente ha deciso di sostenere Vendola al primo turno (mettendo in imbarazzo quanti del suo partito giuravano e spergiuravano di non votarlo) e Bersani al secondo turno. Per Diliberto "Bersani, oggettivamente, ha ridato un segno laburista e socialdemocratico al Pd". Passi che con questa affermazione si voleva dare una verniciata di rosso a chi rosso non è...ma ha presente Diliberto cosa tutto sta facendo e ha fatto la socialdemocrazia in Europa (Psf, Psoe, Pasok...)? E a presente il fatto che la sinistra cresce (Front de Gauche, Izquierda Unida, Syriza) solo se da tale socialdemocrazia si stacca?

Ma questa motivazione ha travolto anche alcuni (minoritari) settori di Rifondazione comunista. Se critichiamo chi mette la polvere sotto il tappeto non dobbiamo poi nascondere quanto è avvenuto in domo nostra. Complice anche una direzione del partito (a iniziare da quella regionale) che non ha 'voluto disturbare', ovvero mettere in guardia dalla truffa gli elettori di sinistra poi ricorsi alle urne, alcuni militanti hanno deciso di sostenere Vendola con la scusa che "sennò si sta in disparte". Ecco, ora dovrebbero bastare i risultati di queste primarie a dire che è in questo modo che non si conta nulla. Che per contare bisogna organizzare una sinistra conflittuale e classista. E se parliamo di truffa oggi sarà ancora più chiaro domani.

Si è parlato infatti di grande festa democratica. "Il centrosinistra ha ritrovato il suo popolo" ha detto un Vendola provato dalla (per noi prevedibile) sconfitta. Ma quanta retorica!!! E che scarsa originalità!!! Sono le stesse cose che si dicevano ai tempi delle primarie di Prodi e Bertinotti, quando una grande affluenza faceva ben sperare dopo cinque anni di dominio berlusconiano. Peccato che poi quelle speranze furono tradite da un governo confindustriale che non fu scalfito in nulla nella sua azione da una sinistra più forte di oggi (un centinaio di parlamentari, qualche ministro e diversi sottosegretari) e in condizioni economiche nettamente migliori di quelle odierne. E allora qual'è la democrazia? Quella del Pd che sostiene un governo non eletto? Quella del Pd che contribuisce a un voto pressoché unanime sul Fiscal compact impedendo il ricorso al referendum popolare? Quella del Pd che dà i soldi alle scuole private togliendoli a quella pubblica, vera culla formativa di una generazione? Quella del Pd che non ascolta i territori in lotta (iniziando dal 'No Tav')? Quella del Pd che facendo votare alle primarie obbliga gli elettori del centrosinistra a vincolarsi alle politiche rigoriste europee? Potremo andare avanti per ore...

E ora di costruire una vera sinistra fondata sulle lotte e che parta da queste per unificarle sotto un programma di cambiamento radicale di questa società. Ogni altra traiettoria, fondata sulla paura dell'apparato teso ad autoconservarsi, deve essere rispedita al mittente. Siamo ancora in tempo!

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