Il circolo di Rifondazione comunista del Meilogu lancia un appello alla base militante del partito affinché respinga l'alleanza elettorale che il gruppo dirigente sta perfezionando astraendo dai contenuti programmatici e dal minimo dibattito.
Il Pd è il partito delle servitù militari, degli F35, dei tagli alla spesa pubblica che impoveriscono ulteriormente le nostre comunità, delle fondazioni bancarie, del consumo del territorio e dei continui compromessi con il centrodestra al governo. Le due cose – alleanza e programmi – sono strettamente correlate: se noi avessimo un reale programma di trasformazione non potremmo stare con quel partito.
Il gruppo dirigente continua a stare ai tavoli senza un proprio programma, proprio perché l'assenza di un profilo autonomo è la migliore garanzia per poter stare tra le braccia di Silvio Lai e usufruire opportunisticamente dei benefici della vergognosa nuova legge elettorale.
Da tempo lamentiamo questo dato di fatto. E il tempo, care/i compagne/i, sta per finire. O si cambia rotta subito o questo sarà il colpo di grazia definitivo per Rifondazione. Qualche compagno in buona fede dice che “siamo deboli e non possiamo fare altrimenti. La legge elettorale è piuttosto punitiva per chi sta fuori dalle grosse coalizioni”.
Vorremo capovolgere il discorso. Lo stato di salute del partito, che deriva da anni di continua rincorsa alle istituzioni, non può migliorare mantenendo le vecchie e cattive abitudini che hanno trasformato il partito da soggetto della trasformazione a comitato elettorale a caccia di poltrone.
Si definiscono le primarie “un'americanata” eppure si difende un regolamento “definito nei minimi dettagli”. Ma del programma, quando si vuole parlare? Del tipo di società che si vuole ricostruire, quando se ne discute? Come comunisti, allo stato attuale, non possiamo farlo, perché anche la minima proposta creerebbe una rottura nel centro sinistra. Se noi, ora, adottassimo un nostro programma di rottura potremmo sfidare sul terreno dei contenuti tutta quell'area a sinistra del Pd e persino gli indipendentisti.
Avere un programma ora significherebbe sfidare quanti a sinistra (ad iniziare da Sel) si scontrano in questi giorni col Pd per questioni formali quali le primarie. Per noi l'americanizzazione della politica sta nella fiducia nutrita nei confronti del libero mercato da quei partiti ai quali ci stiamo assoggettando. Il particolare contesto di crisi rende insostenibili quelle posizioni che mirano al cambiamento della Sardegna avendo percentuali da prefisso telefonico. Non abbiamo inciso a suo tempo con 6 consiglieri regionali e con l'assessore (anzi, avallando l'inizio dello smantellamento dell'Ospedale di Thiesi, tra le altre cose), figuriamoci oggi.
Occorre stare all'opposizione e nelle lotte, e in esse crescere per avere in un domani non troppo lontano quelle forze per un reale e concreto cambiamento. Per affrancare i lavoratori e le lavoratrici di questa terra. Subito un programma di radicale trasformazione incentrato su lavoro e ambiente! Per un fronte delle sinistre alternativo al Pd!
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