Dalle pagine de “La Nuova Sardegna” di ieri vediamo che anche ad Ozieri si dibatte delle conseguenze dei videopoker nei bar. Ci fa piacere, ma non ci convince questo passaggio:
“Si potrebbero anche prevedere degli sgravi fiscali per i locali che decidono di non installare le macchinette oppure di limitarne l’orario di utilizzo”.
Pare che gli “sgravi” stiano diventando la panacea di tutti i mali, seppur in un contesto di evasione fiscale dilagante e in assenza di un sistema impositivo fortemente progressivo. Per questo non ci paiono una soluzione a livello generale.
Nel caso specifico vengono proposti per chi vi rinuncia o per chi ne limita l'orario di utilizzo. Questa seconda opzione è la peggiore, poiché si creerebbero delle happy hour della ludomania in cambio di qualche tassa in meno da pagare. Ma anche la rinuncia in cambio di sgravi è da noi ritenuta ingiusta. Fatta salva la buonafede degli esercenti, che comunque hanno i loro introiti dalle macchinette, quanti soldi (pubblici) spendono in più le nostre amministrazioni locali per far fronte a questo disagio tra sportelli, consulenze psicologiche etc...? Quindi non ci pare azzardato proporre il contrario, ovvero degli aggravi nei confronti di coloro che non vogliono rinunciarvi lasciando l'imposizione così come è ora per chi invece dice basta.
Sia chiaro, siamo al tempo stesso contrari a proposte, come le “tasse di scopo”, che mirano a spostare sulle casse comunali quanto ora è incassato dallo stato. Temiamo che a fronte dei tagli agli enti locali, molti di essi possano sbizzarrirsi con una finanza creativa a base di gioco d'azzardo. Per noi l'aggravio fiscale non è finalizzato far cassa aggravando il disagio sociale, ma a contribuire a porvi fine.
Contribuire. Perché, non dimentichiamolo, la soluzione sta nella piena realizzazione del diritto al lavoro (art. 4 Costituzione) e nella rimozione degli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 3).
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