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martedì 29 maggio 2012

DISCUSSIONE A MARGINE DELL'ULTIMO BANCHETTO

Mentre raccoglievamo le firme per la petizione contro le manomissioni all'articolo 18 e distribuivamo materiale contro il governo Monti, uno di noi, tra una birretta e l'altra, ha avuto modo di discutere con dei ragazzi della zona, con degli amici. È questo ha arricchito il banchetto (diversamente il limitarsi a dare informazioni scritte è un processo unidirezionale che non tiene conto di cosa il popolo pensa e dice). Uno di loro ha detto: "Deo sintzeramente dia votare a Grillo!". Un altro è andato aldilà delle intenzioni di voto dicendo: "A s'opositzione sunt totu 'onos, a daghi pigan a su guvernu faghen cagadas!". No, non erano discorsi da bar, seppure lì eravamo. Erano pensieri genuini. Ma sta a noi dare le risposte migliori per far fare un salto di qualità a questi pensieri ormai diffusi. Il modo migliore per affrontare Grillo è essenzialmente quello di stare in mezzo alla gente, spiegando pazientemente le particolarità di questo momento storico e la limitatezza di qualsiasi politica che, come quella del movimento 5 stelle, cerca di risolvere i problemi attraverso una non meglio definita efficienza amministrativa partendo dal livello municipale. E questo va fatto resettando delle parole d'ordine diffuse a sinistra negli anni. Che vuol dire, ad esempio, realizzare un bilancio partecipativo in un comune alla luce dei tagli statali e regionali? Qui sta anche la risposta all'altra questione. I comunisti sono un collettivo di persone che vuole amministrare la macchina statale (a tutti i livelli) lasciando immutato il potere dei padroni e dei banchieri? Se rispondiamo si a questa prima domanda ci stiamo condannando ad essere gli esecutori di politiche capitaliste tese a comprimere i diritti dei più. Oppure sono delle persone che, raggruppate intorno a un'idea e organizzate in un partito, vogliono cambiare la società? Se rispondiamo si a questa seconda domanda, confermando quanto scritto dal nostro stesso statuto, dobbiamo evitare di fare quelle "cagadas" inevitabili in un governo che media gli interessi di diverse classi facendo però prevalere quelli di quella più forte. Qui stanno le prospettive di una nuova crescita di Rifondazione e della sinistra: ricostruire senza ambiguità dall'opposizione (anche al Pd), radicarci nei territori e nei conflitti, trasformare il malcontento in forza d'urto politica per abbattere, come diceva Marx, lo stato di cose presenti.

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