Spiana un bosco e sfracella cento uomini.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un carrista.
Generale, il tuo bombardiere è potente.
Vola più rapido d’una tempesta e porta più di un elefante.
Ma ha un difetto:
ha bisogno di un meccanico.
Generale, l’uomo fa di tutto.
Può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare.
Bertolt Brecht
Io, agente e sindacalista, oggi non andrò alla festa della polizia
(Lettera del segretario provinciale Silp-Cgil Sassari a "La Nuova Sardegna") È con l'amarezza di chi ha sempre creduto nel progetto di una Polizia veramente democratica che mi trovo a scrivere queste righe. E quando dico democratica lo faccio pensando al valore della parola che utilizzo, alla sua sacralità, a ciò che ha significato per i nostri padri, e non per riempirmi la bocca con un termine che troppo spesso viene pronunciato solo per l'effetto che sortisce su chi ascolta, più che per ciò che realmente rappresenta.
Io faccio parte di quella schiera di persone che sono entrate a far parte della Polizia di Stato perché pensavano che quello potesse essere un luogo privilegiato dove poter far emergere le ragioni della Democrazia. E sono orgoglioso di far parte di un Sindacato il cui merito assoluto è proprio quello di aver fatto suo sin dall'inizio questo modo di concepire l'attività di polizia nella società moderna. E lo ha fatto chiedendo asilo in quella grande casa dei diritti e della difesa dei più deboli che da più di un secolo è la Cgil. Purtroppo oggi rischiamo di vanificare anni di conquiste dure, difficili, spesso dolenti, non senza ostacoli e momenti di dolorosa regressione e penoso scoramento. E questo perchè buona parte della politica degli ultimi tempi, troppo spesso miope e inadeguata, ci ha sospinto indietro di parecchi anni, relegandoci al ruolo di difensori dei loro privati privilegi. Spingendoci troppe volte sulla piazza contro chiunque avesse voglia di gridare il proprio disagio e la propria rabbia. Quella piazza dove il poliziotto oggi è rimasto solo a cercare di restare in equilibrio su quella linea di confine che lo separa da una società sempre più complessa, in quel territorio neutro che dovrebbe essere la difesa della legalità. Lontano dalla politica mercenaria, lontano dalla folla, lontano persino dalla propria classe dirigente, sempre più carrierista e succube del potere politico. No, io non andrò alla festa della polizia quest'anno. Di quale polizia? A fare che? A festeggiare cosa? Basta con questa fiera delle ipocrisie. Basta a far finta di niente. È ora che tutti capiscano che il poliziotto non è servo di nessuno ma è semmai al servizio della comunità e di un'ideale: quello di una società libera e democratica nella quale convivano il diritto di tutti e quello dei singoli, dove il ruolo della polizia deve essere quello di termometro del disagio e insieme di controllore necessario e indispensabile della giusta osservanza delle prerogative di tutti. Un'utopia? Forse, ma come tutte le utopie, anche questa serve per tenere dritta la barra del timone e dirigere la prua di questa barca sempre più sbrindellata verso la giusta meta. Bisogna capire che i poliziotti sono lavoratori esattamente come tutti gli altri e quello che chiedono, prima ancora di tutte le possibili e quanto mai attuali rivendicazioni di tipo salariale, è il riconoscimento della loro dignità. I poliziotti di pasoliniana memoria ormai non esistono più. I poliziotti sono cambiati, ma la polizia sostanzialmente è rimasta sempre la stessa, adeguandosi di volta in volta all'evolversi dei tempi con mere operazioni di maquillage istituzionale. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il grado di evoluzione di una forza di polizia è commisurato alla crescita culturale della società di cui è espressione. E' da lì che bisogna ripartire se vogliamo costruire una società migliore, più equa, più solidale. Segretario Provinciale Silp-Cgil
Io faccio parte di quella schiera di persone che sono entrate a far parte della Polizia di Stato perché pensavano che quello potesse essere un luogo privilegiato dove poter far emergere le ragioni della Democrazia. E sono orgoglioso di far parte di un Sindacato il cui merito assoluto è proprio quello di aver fatto suo sin dall'inizio questo modo di concepire l'attività di polizia nella società moderna. E lo ha fatto chiedendo asilo in quella grande casa dei diritti e della difesa dei più deboli che da più di un secolo è la Cgil. Purtroppo oggi rischiamo di vanificare anni di conquiste dure, difficili, spesso dolenti, non senza ostacoli e momenti di dolorosa regressione e penoso scoramento. E questo perchè buona parte della politica degli ultimi tempi, troppo spesso miope e inadeguata, ci ha sospinto indietro di parecchi anni, relegandoci al ruolo di difensori dei loro privati privilegi. Spingendoci troppe volte sulla piazza contro chiunque avesse voglia di gridare il proprio disagio e la propria rabbia. Quella piazza dove il poliziotto oggi è rimasto solo a cercare di restare in equilibrio su quella linea di confine che lo separa da una società sempre più complessa, in quel territorio neutro che dovrebbe essere la difesa della legalità. Lontano dalla politica mercenaria, lontano dalla folla, lontano persino dalla propria classe dirigente, sempre più carrierista e succube del potere politico. No, io non andrò alla festa della polizia quest'anno. Di quale polizia? A fare che? A festeggiare cosa? Basta con questa fiera delle ipocrisie. Basta a far finta di niente. È ora che tutti capiscano che il poliziotto non è servo di nessuno ma è semmai al servizio della comunità e di un'ideale: quello di una società libera e democratica nella quale convivano il diritto di tutti e quello dei singoli, dove il ruolo della polizia deve essere quello di termometro del disagio e insieme di controllore necessario e indispensabile della giusta osservanza delle prerogative di tutti. Un'utopia? Forse, ma come tutte le utopie, anche questa serve per tenere dritta la barra del timone e dirigere la prua di questa barca sempre più sbrindellata verso la giusta meta. Bisogna capire che i poliziotti sono lavoratori esattamente come tutti gli altri e quello che chiedono, prima ancora di tutte le possibili e quanto mai attuali rivendicazioni di tipo salariale, è il riconoscimento della loro dignità. I poliziotti di pasoliniana memoria ormai non esistono più. I poliziotti sono cambiati, ma la polizia sostanzialmente è rimasta sempre la stessa, adeguandosi di volta in volta all'evolversi dei tempi con mere operazioni di maquillage istituzionale. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che il grado di evoluzione di una forza di polizia è commisurato alla crescita culturale della società di cui è espressione. E' da lì che bisogna ripartire se vogliamo costruire una società migliore, più equa, più solidale. Segretario Provinciale Silp-Cgil

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