Parla in thiesino Bruno Canu segretario del Prc di Avigliana: <<Perché Monti non ascolta la gente?>>
da La Nuova Sardegna del 4 marzo 2012
AVIGLIANA. «In Valsusa stiamo vivendo la stessa occupazione militare che la mia Sardegna ha subìto negli anni. Come lì sono state rubate terre per costruire le basi, qui si distrugge un territorio per un’opera dannosa che la comunità rifiuta. La solidarietà che ci arriva da più parti, come dalla mia Thiesi che rischia l’ospedale, dimostra che questa è una lotta generale nella difesa del bene comune». È duro Bruno Canu, thiesino emigrato a Torino nel lontano 1966 e da sette anni residente nel cuore della Valsusa in rivolta. Una vita da militante. «A Thiesi avevo una mia coscienza, mio nonno lavorava nelle miniere di Bugerru, ma solo quando sono entrato in Fiat questa coscienza è esplosa crescendo ogni giorno». Bruno racconta così i drammi dell’emigrazione, delle tratte organizzate dai parroci che interessavano i giovani da destinare alle catene di montaggio. «Ma tutti quei ragazzi sardi e meridionali che entravano in Fiat, dove vigeva il sistema di repressione messo in atto da Valletta, non erano abituati alla galera, e non ne volevano sentir parlare». Da lì, dalla sua officina da dove uscivano le carrozzerie pronte per essere verniciate, la militanza quotidiana. Dapprima con i contatti sindacali, dove anche i metalmeccanici della Cisl si collocavano a sinistra («la destra sindacale in Fim è stata espulsa dando poi vita al sindacato giallo Sida»), successivamente con l’ Assemblea operai-studenti («talmente organizzati che i gesuiti ci facevano un baffo!») e poi in Avanguardia operaia e in Democrazia proletaria. Partito che, insieme a settori provenienti dal Pci, ha dato vita a quella Rifondazione comunista di cui oggi Bruno è segretario ad Avigliana, la sua nuova residenza dal 2005. Oggi con il movimento No Tav vive l’intensità delle lotte del passato. «Qui c’è una comunità unita e determinata. Possono vincere militarmente, ma non ci avranno come vogliono loro». La voce è interrotta dal pianto quando si affrontano le sofferenze, gli espropri e le violenze subite. «Dicono che siamo noi i violenti, ma qua ci sono i sindaci in prima linea. Perché Monti convoca il sindaco Fassino, il governatore Cota e il presidente della provincia Saitta? Loro rappresentano dei partiti schierati con il Tav, devono sentire noi». Ne ha per tutti Bruno: «la Lega era No Tav, poi è diventata più romana dei romani e più ladrona dei ladroni». E mette in guardia dalle infiltrazioni mafiose: «I preventivi che poi decuplicheranno servono a quelle cosche che ci hanno sottratto la politica occupando i partiti». Da queste cifre nasce la devastazione del territorio, la chiusura degli ospedali, come il rinomato San Luigi di Orbassano in Val Sangone, «solo per citarne uno». Per Bruno siamo quindi di fronte a «un’emergenza democratica propedeutica a mettere sull’attenti quei popoli che vogliono alzare la testa». Determinante la radice partigiana nella tenacia valligiana. «Sanno con chi hanno a che fare, ma sanno anche di non avere più argomenti. il Tav serve solo a chi farà lauti profitti dalla sua realizzazione. E come la mettiamo con l’amianto e l’uranio presente dove vogliono scavare?». La lunga e coinvolgente telefonata si conclude con una speranza che valica il mare: «Le lotte operaie e dei pastori in Sardegna, così come i comitati No Radar e contro le basi, sono stessa cosa del No Tav, altro che interessi particolari. Da questa unione - ha concluso Bruno, pronto a recarsi a un banchetto per l’acqua pubblica - nascerà il mondo nuovo».

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