La debolezza della risposta del movimento operaio alla crisi causata dal capitalismo determina una frantumazione della lotta contro i provvedimenti del governo in cui il protagonismo viene assunto da strati sociali intermedi. Aggiungiamo che la debolezza del movimento operaio è essenzialmente determinata dalle sue direzioni non ancora all'altezza, incapaci persino di portare avanti una lotta difensiva (si vedano le capitolazioni politiche e sindacali di questi ultimi anni). Emerge quindi una piccola borghesia (commercianti, artigiani, contadini, pastori...) che, portata alla rovina dalle politiche del grande capitale (comprese le ultime liberalizzazioni che avvantaggiano solo banchieri, industriali, petrolieri, costruttori e assicurazioni), alza la testa. Questa piccola borghesia storicamente ha oscillato tra borghesia e proletariato, tra l'abbracciare le rivendicazioni del movimento operaio e socialista e l'essere la base sociale del fascismo. Occorre quindi mettere nero su bianco un punto: considerare questi lavoratori come nostri futuri alleati ed evitare di regalare le loro braccia alla reazione. Oggi, prima ancora che in Sicilia, i pastori, le partite Iva e gli artigiani hanno alzato la testa qui in Sardegna, stufi di stare sotto il giogo dei prezzi del latte determinati dal cartello degli industriali caseari, o delle pratiche da usura di Equitalia. In Sicilia, a differenza della Sardegna, si è posto il problema della strumentalizzazione e dell'infiltrazione di forze eversive mafiose e di estrema destra. A dire il vero neanche in tutta la Sicilia. Rimane comunque un problema di fondo, ed è questo che ci deve portare a riflettere: l'assenza della sinistra, del suo programma anticapitalista complessivo capace di dare delle risposte a questi strati intermedi, della sua aspirazione al socialismo. Non si possono dare risposte alle esigenze di questi settori lasciando il loro destino nelle mani del capitale finanziario, dell'usura bancaria, della grande distribuzione capitalista, dei signori del latte e del petrolio. Non pagare il debito pubblico alle banche e nazionalizzare le principali leve dell'economia, pianificando democraticamente una nuova società! Questo dobbiamo dire anziché strapparci i capelli per un vuoto colmato da altri. Costruire Rifondazione come un vero partito di classe deve perciò essere per noi il primo punto all'ordine del giorno.
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