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sabato 21 gennaio 2012

21 gennaio 1921: Nasce il Partito comunista d'Italia

Il 21 gennaio del 1921 nasceva a Livorno il Partito Comunista d'Italia, sezione italiana dell'Internazionale comunista, come esito della frattura prodottasi al XVII congresso socialista. Ma la frazione comunista all'interno del Psi esisteva fin dall'ottobre del 1920. Essa fu il risultato dell'unione tra gli astensionisti di Amadeo Bordiga (identificati con il giornale "Il Soviet"), gli ordinovisti di Gramsci e i massimalisti terzinternazionalisti di Fortichiari. Così come la conseguenza dell'adesione alle 21 condizioni elaborate dal II congresso dell'Internazionale comunista dello stesso anno: solo chi le sottoscriveva poteva far parte del partito mondiale della rivoluzione. Nel mese di ottobre, in vista del congresso socialista, la frazione organizza un convegno, ed è li che redige la mozione. Tale mozione era il frutto di una mediazione tra le diverse anime della frazione: la principale rinuncia fu quella di Bordiga che abbandonò la pregiudiziale astensionista (criticata ampiamente da Lenin). Trovata l'unità tra queste componenti la mozione comunista si fronteggia al congresso con le posizioni massimaliste di Serrati e con quelle riformiste di Turati. Le votazioni produssero il seguente risultato: 57,16% ai massimalisti, 34,27% ai comunisti e 8,57 ai riformisti. L'intera giovanile socialista e altri 60 mila socialisti escono così dal Psi per fondare il nuovo partito. Lenin fu molto critico con Serrati. Quest'ultimo voleva far parte dell'Internazionale comunista ma il rivoluzionario russo gli rimproverava di preferire 15 mila riformisti a 60 mila comunisti. Perciò il Pcd'I fu riconosciuto come unica sezione italiana dell'Internazionale. Gramsci definirà la data di nascita del partito, come il «momento più critico sia della crisi generale della borghesia italiana, sia della crisi del movimento operaio. La scissione, se era storicamente necessaria ed inevitabile, trovava le grandi masse impreparate e riluttanti». Le posizioni estremiste del nuovo partito guidato da Bordiga non solo non strappavano i migliori militanti dalle maglie del vecchio partito socialista, ma non aiutarono il movimento operaio a fronteggiare comunemente il nuovo fenomeno storico che ingabbierà l'Italia per un ventennio: il fascismo. Queste posizioni estremiste furono criticate da Lenin, ma furono sconfitte solo nel 1926 con il congresso di Lione, quando Mussolini era già al potere. Oltre la ricorrenza, quindi, per apprendere dagli errori e sconfiggere del tutto fascismo e capitalismo.


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