Dopo le dichiarazioni velenose contro il referendum, definito addirittura un imbroglio da parte di esponenti dell’esecutivo in carica, il governo Monti tramite l’imminente decreto sulle liberalizzazioni vuole rendere impossibile la gestione dell'acqua e dei servizi pubblici locali a rilevanza economica da parte di aziende speciali o soggetti di diritto pubblico. Con l’art. 20 (“Aziende speciali e istituzioni”) – che sembra scritto direttamente da Acea, A2A, Hera (quelli che stanno anche dentro l'operazione Galsi), Iren e dagli altri gestori privati e dai loro alti consulenti - si attacca proprio il risultato ottenuto dal primo quesito referendario sui servizi pubblici locali che, come da disciplina comunitaria, aveva eliminato l'obbligatorietà della gara e della riduzione della partecipazione pubblica rendendo possibili le gestioni dirette degli enti locali anche attraverso enti di diritto pubblico, quali le aziende speciali. Si dichiara infatti che le aziende speciali possono intervenire solo “per la gestione di servizi diversi dai servizi di interesse economico generale” (mantenendo artatamente il servizio idrico integrato entro questa categoria) e le si assoggetta per la prima volta al patto di stabilità interno. In questo modo anche l'acqua verrebbe gestita necessariamente da società per azioni o attraverso gara o per affidamento diretto. E’ un atto violento che vanifica il risultato del referendum e i 27 milioni di voti in favore dell’acqua pubblica e di una diversa gestione dei servizi pubblici locali. E’ un atto scellerato contro la scelta di ripubblicizzazione compiuta dal comune di Napoli. Modello nazionale e ottimo esempio di governo cittadino di cui facciamo orgogliosamente parte (e il Pd delle liberalizzazioni no). Firma l'appello su www.acquabenecomune.org.
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