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lunedì 9 gennaio 2012

Alcoa: serve la più ampia e radicale mobilitazione

Ci risiamo. A Portovesme si rivive lo spettro della chiusura dell'Alcoa dopo che la multinazionale americana ha annunciato un piano di riduzione delle capacità produttive che interessa anche gli stabilimenti spagnoli di La Coruna e Aviles (dove però, pare, sono pianificate fermate parziali e temporanee). Gli operai dell'Alcoa hanno condotto in questi ultimi anni battaglie durissime. Hanno occupato l'aeroporto e persino gli impianti sequestrando i dirigenti. Hanno anche subito le cariche della Polizia ma ciò non li ha fermati. Dobbiamo quindi supportare la loro tenacia abbandonando parole di conforto (del tutto fuori luogo) in attesa di tavoli di trattative sui quali sperare inutili pressioni. Dobbiamo supportare la loro lotta con tutta la forza necessaria. Da circolo composto al 90% da operai sappiamo che, come estrema misura, gli stabilimenti si difendono occupandoli per impedirne lo smantellamento. Esattamente come il movimento delle fabbriche recuperate dell'America Latina ci insegna. Serve per questo la più ampia, ma anche la più radicale mobilitazione a difesa del lavoro. E data la natura "energivora" di Alcoa occorre anche collegare la necessità di un piano industriale con quella di un piano energetico pubblico, entrambi sotto il controllo dei lavoratori e delle comunità.

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