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giovedì 8 dicembre 2011

Un nuovo attacco alle pensioni

E’ vergognoso l’intervento sulle pensioni. Si porta da subito l’età contributiva a 42 anni e un mese, prevedendo che cresca di un altro mese ogni anno futuro, e si aboliscono le quote cioè la somma tra età ed anni di lavoro. In questo modo un lavoratore nato nel ’52 con 36 anni di contributi, andrà in pensione 5 anni più tardi. Se nel frattempo viene licenziato, chi lo riassume? E come campa? Di fatto si aboliscono le pensioni di anzianità, senza neppure tutelare chi si è rotto la schiena facendo lavori duri. 
Ci si accanisce ancora con le donne che hanno sopportato per tutta la vita anche la fatica del lavoro domestico e di cura. Ora tocca alle lavo-ratrici del privato, le tessili, le metalmeccaniche, aumentando a tappe accelerate l’età per la pensione di vecchiaia: nel 2012 sarà a 62 anni, a 66 entro il 2018, per poi aumentare fino a oltre i 70 anni. Si portano tutti al contributivo diminuendo pen-sioni già basse e si blocca la rivalutazione delle pensioni al costo della vita sopra i 935 euro: uno scandalo per pensioni da anni non più agganciate all’aumento delle retribuzioni. Per giustificare questi interventi, si è preparato il terreno raccontando molte falsità. E’ falso che l’Italia spenda per le pensioni più del resto d’Europa: se si usassero dati omogenei, togliendo dai conti le tasse (altrove bassissime o inesistenti, che valgono 2,5 punti di PIL) e il TFR (che non è pensione ma la restituzione di un prestito forzoso dei lavoratori alle aziende e che vale 1,5 punti di PIL), l’Italia è pienamente nel la media europea. Nel 2009 il saldo tra le entrate contributive e le prestazioni pensionistiche al netto delle tasse, cioè quello che effettivamente esce dalle casse dello stato ed entra nelle tasche dei pensionati, è attivo per 27,6 miliardi! Ed il bilancio dell’Inps è in attivo ormai da anni. E’ vero invece che il sistema previdenziale è iniquo, perché i fondi dei lavoratori dipendenti, dei parasubordinati e quelli per la cassa integrazione, con i loro attivi coprono i passivi degli altri fondi a partire da quelli dei dirigenti, su cui non c’è nessun intervento. Così accade che ci siano pensioni da, 90.246 euro al mese, che prendono dall’INPS ogni 48 ore quanto un pensionato al minimo prende in un anno! Intervenire ancora per fare cassa sulle pensioni dei lavoratori è intollerabile! Tagliare ancora invece di preoccuparsi di costruire una pensione decente per i lavoratori precari e i giovani, condannati ad un futuro di miseria, è scandaloso!

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