Dopo aver fatto tre sole ore di sciopero "contro" la peggiore controriforma del sistema pensionistico, la Camusso sfoggia altrettanta pusillanimità di fronte al completamento del trentennale attacco ai diritti dei lavoratori. Il sindacato più grande d'Italia, il nostro sindacato (il nostro è un circolo composto da operai sindacalizzati), viene così trasformato da strumento di difesa della classe operaia a dépendance del Partito democratico. Forse a fine maggio? A maju mai? Di convocare subito uno sciopero generale neanche l'idea! Incredibile quanto si legge su repubblica.it:
"Credo che Monti abbia sbagliato, anche nelle previsioni, ma siccome il presidente del Consiglio è una persona intelligente e attenta a ciò che succede, potrebbe avere la forza di tornare indietro, rispetto alle scelte che ha fatto".Su ilsole24ore.com la Susanna rincara la dose:
"Per la prima volta il Governo sbaglia così clamorosamente nel rapporto con il Paese".PER LA PRIMA VOLTA? Che dire della manovra di fine anno, delle pensioni, delle liberalizzazioni? E sopratutto che dire della controriforma degli ammortizzatori sociali (per fare cassa) e della presunta "inversione di tendenza sulla precarietà" (anche queste parole della Camusso) che accompagnano lo svuotamento delle tutele previste dall'articolo 18? Morale della favola: quello del governo non è un agire dovuto alla sua natura di classe, bensì un errore che richiede tempi lunghi per poter essere corretto.
Ripetiamo (si veda un nostro vecchio pezzo), limitarsi all'articolo 18 senza aver lottato per le misure precedenti e senza considerare gli altri capitoli della cosiddetta riforma del mercato del lavoro è del tutto parziale. Al tempo stesso sperare nel "modello tedesco" per i licenziamenti economici, ovvero accettare la possibilità del reintegro dopo averne cancellato la certezza è un grave passo indietro. A tutto danno dei lavoratori, che stanno ben al di fuori di questo cinico gioco tra le parti. Infatti, qual'ora quanto previsto per i licenziamenti disciplinari passasse anche per i licenziamenti economici avremo una Fornero magnanima, una Cgil senza scalpo e un Pd rassicurato al suo interno.
Rimarrebbe da capire quanto un passo del genere gioverebbe a un governo deciso e senza scrupoli, anche alla luce dei malumori nel Pdl. La Fornero, che magnanima non è e che il reintegro lo esclude, ha posto infatti un freno alla possibilità di "ridurre in polpette" la sua riforma. Perché allora parlare di errore di fronte a tanto odio di classe? Perché dilatare ulteriormente i tempi subordinando, di fatto, lo sciopero alle amministrative?
Vorremo una sola certezza, quella di una Cgil di lotta. Occorre perciò riprendercela per farne uno strumento dei lavoratori per i lavoratori. Le mobilitazioni iniziate i giorni scorsi non fanno parte della strategia camussiana (come lei vorrebbe farci credere), ma rappresentano un malumore dal basso che se esteso e potenziato andrà inevitabilmente a cozzare con la sua linea concertativa e compromissoria. Questa è la strada da seguire.

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