Il ddl lavoro va avanti a colpi di fiducia. Ieri il governo ne ha poste addirittura quattro al Senato, frazionando il disegno di legge in altrettante sotto-parti (flessibilità in entrata, in uscita, ammortizzatori sociali, formazione); in serata è cominciata così la «chiama» dei senatori al voto, con le relative approvazioni. Il primo ok è arrivato poco dopo le 19, con 247 sì, 33 no e un astenuto: ed è il più importante, perché è quello che riguarda l'articolo 18. Il treno non si è fermato, e si è subito avviata la chiama per un nuovo spezzone: il secondo sì (sui nuovi ammortizzatori, tra cui l'Aspi) è arrivato poco prima delle 20, con 246 sì e 34 no. Vergognoso il voto a favore del Partito democratico che ha ulteriormente dimostrato da che parte stare. Ridicola la posizione di Camusso e della direzione della Cgil: nonostante la fiducia posta dal governo, si continua a dire che «lavoreremo per modificare il provvedimento». È la dimostrazione della linea fallimentare del gruppo dirigente del più grande sindacato dei lavoratori italiani, pronta a tutto, come rinunciare alla mobilitazione, pur di non rompere con il Pd e i sindacati gialli. Timida anche la Fiom: sebbene il sindacato delle tute blu Landini ha annunciato ieri «due giornate di mobilitazione: il 13 nei territori e il 14 giugno anche con presidio a Roma, davanti al Parlamento», è bene sottolineare come anch'essa, alla sua ultima assemblea nazionale, abbia rinunciato allo strumento dello sciopero generale. Se avesse avuto più coraggio e avesse proclamato lo sciopero della sua categoria con determinazione, avrebbe creato enormi contraddizioni e problemi di tenuta della linea Camusso in tutta la Cgil. La sinistra e il nostro partito in primis devono contribuire alla lotta dando dei segnali forti. È giunta l'ora, sul fronte politico, di lavorare per la più totale rottura con il Partito democratico, e sul fronte sindacale, di abbandonare ogni illusione conciliatoria con la linea Camusso. Solo in questo modo si possono gettare i semi per l'organizzazione della reale rappresentanza dei lavoratori. Questione ciclica – stufi anche di sentirla – ma mai come ora pertinente: se non ora quando? La riforma del mercato del lavoro è pronta ad approdare alla Camera. Durante quel voto si terrà un'assemblea in piazza a Montecitorio. Li si devono sciogliere i nodi per creare un reale fronte unico di classe contro i partiti dei padroni, Pd in testa.

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