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mercoledì 21 marzo 2012

MERCATO DEL LAVORO: L'ULTIMO (?) ASSALTO DELLA FORNERO


Ancora non c'è niente di concreto, tutte le colonne di giornale che incensano la riforma del mercato del lavoro si basano su dichiarazioni rilasciate dalla ministra Fornero e dal capo del governo Monti. Ciò che però si rileva è la pervicacia nel descrivere il futuro provvedimento come altamente innovativo e, il che non guasta mai, moderno. In realtà l’esecutivo sta conducendo l'ultimo atto dell’antica lotta di classe contro i lavoratori e le classi subalterne di questo paese dopo aver approvato, con i voti del Pd, la peggiore controriforma pensionistica senza che ad essa ci sia stata una risposta da parte delle organizzazioni sindacali, e dopo le liberalizzazioni che hanno avvantaggiato solo i padroni.


Ammortizzatori sociali 

Non ci sarà più la cassa integrazione straordinaria in caso di chiusura, e la mobilità in caso di licenziamenti collettivi passerà da quattro anni a uno solo. L'assicurazione sociale con l'impiego (Aspi) sarà versata per 12 mesi (18 per gli over 55) e non supererà il tetto massimo di 1.119 euro lordi riducibili del 15% già dal sesto mese. Fornero ammette la riduzione delle tutele "ma noi vogliamo portare l'Aspi a una platea di 12 milioni". Già, la crescita! 

Contratti e precarietà 

Su questo versante non vengono cancellate le leggi della precarietà (Pacchetto Treu e Legge 30) ed è su quella prospettiva che la Fornero vuole porre fine agli stage gratuiti: "se vai in un'azienda a lavorare non lo fai gratis. Magari hai una collaborazione o un contratto a tempo determinato, ma il lavoro lo devi pagare". Precarietà garantita, quindi, e simile musica anche per le misure che dovrebbero scoraggiare gli imprenditori a ricorrere ai tempi determinati. Il contributo dell’1,4% a carico dell’imprenditore significa fargli sborsare l’“esorbitante” cifra di 14 euro su una retribuzione lorda di 1000! Le prese in giro continuano: oltre a spacciarci per novità l’assunzione a tempo indeterminato dopo i 36 mesi di lavoro (infatti è già così), qualora questa avvenisse comporterebbe la restituzione del balzello dell’1,4% da parte dello Stato! 

Articolo 18 

E non finiscono sul versante articolo 18! Per i licenziamenti discriminatori esso sarà esteso anche alle imprese sotto i 15 dipendenti! Fantastico no? Per niente! Abbiamo fatto (e perso) un referendum nel 2004 e ora stiamo portando avanti una petizione per estenderlo, ma qui si tratta di tutt'altra musica. Avendo eliminato il diritto al reintegro per licenziamenti dovuti a ragioni economiche o tecnico-organizzative, quale sarà l'imprenditore che ammetterà di aver licenziato un militante sindacale che lotta per far rispettare i suoi diritti? Sia fatto notare di passaggio il trattamento riservato ai lavoratori Fiom a Pomigliano. L'indennizzo tra le 15 e le 27 mensilità (con i salari tra i più bassi d'Europa) è un insulto alla dignità operaia. Se poi pensiamo che per i licenziamenti disciplinari in alternativa al reintegro (lo decide il giudice) vi è si il tetto massimo di 27 mensilità ma non quello minimo (quindi anche un paio di mesi?) vediamo ulteriore sfregio. 

Lottare fino alla vittoria 

La Cgil ha per troppo tempo coperto il Pd. Adesso è sulla via dello sciopero generale anche se non mancano tentativi del partito di Bersani di emendare il pacchetto per “aumentare le tutele”. Occorre rispedire al mittente questi disegni! Si faccia veramente - come ha detto la Camusso - “tutto ciò che è necessario per contrastare la riforma del mercato del lavoro”. Questo per noi vuol dire lotta radicale e prolungata dove i lavoratori siano protagonisti diretti.

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