25 leader dell'Ue (esclusi Gran Bretagna e Repubblica Ceca) hanno firmato il 2 marzo il cosiddetto "fiscal compact", il nuovo “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria”. Imponendo misure più ferree per il rientro dal debito e obbligando l’inserimento nelle Costituzioni nazionali il vincolo del pareggio di bilancio, i principi di eguaglianza sostanziale, che da noi sono sanciti all'articolo 3.2 della Carta (ammesso che si siano mai compiutamente realizzati), verranno definitivamente sacrificati sull'altare delle politiche del rigore. Il presidente Ue Herman Van Rompuy, dopo il si dei 25, si è detto "molto fiducioso" sulla ratifica da parte dei singoli stati. "Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti". L'entrata in vigore è infatti fissata per il primo gennaio del 2013 se almeno 12 paesi lo ratificano entro il 2012. Ma Van Rompuy dorme sonni tranquilli per quanto riguarda l'Italia. Dopo che il Consiglio dei ministri nel settembre scorso aveva dato il via libera all'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione "a partire dal 2014", alle prime due votazioni (a novembre alla Camera e in dicembre al Senato) tutti i partiti presenti in parlamento (e quindi anche Pd e Idv) hanno votato a favore superando la maggioranza dei 2/3. Se questa maggioranza qualificata si dovesse ripetere nella seconda lettura, il cui iter inizia proprio oggi, verrà negata definitivamente la possibilità di un referendum popolare. Queste sono le "riforme da blindare", per usare le parole di Alesina e Giavazzi, gli editorialisti economici del Corriere della sera. E questa la democrazia? Prendiamone atto costruendo l'opposizione politica e sociale a queste forze politiche e alle loro scelte. A iniziare dal nostra terra, che a breve vedrà lo sciopero generale dell'industria (il 13 marzo) e dal nostro Meilogu, vittima come altri territori dei "tagli di spesa". Quanto più si combattono queste politiche nel loro insieme, tanto più avremo possibilità di vincere la battaglia sull'ospedale.
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lunedì 5 marzo 2012
OPPOSIZIONE AL FISCAL COMPACT E AL PAREGGIO DI BILANCIO IN COSTITUZIONE. INIZIANDO DALLA DIFESA DELL'OSPEDALE DEL MEILOGU
25 leader dell'Ue (esclusi Gran Bretagna e Repubblica Ceca) hanno firmato il 2 marzo il cosiddetto "fiscal compact", il nuovo “Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance nell'Unione economica e monetaria”. Imponendo misure più ferree per il rientro dal debito e obbligando l’inserimento nelle Costituzioni nazionali il vincolo del pareggio di bilancio, i principi di eguaglianza sostanziale, che da noi sono sanciti all'articolo 3.2 della Carta (ammesso che si siano mai compiutamente realizzati), verranno definitivamente sacrificati sull'altare delle politiche del rigore. Il presidente Ue Herman Van Rompuy, dopo il si dei 25, si è detto "molto fiducioso" sulla ratifica da parte dei singoli stati. "Ora avete il compito di convincere i vostri Parlamenti". L'entrata in vigore è infatti fissata per il primo gennaio del 2013 se almeno 12 paesi lo ratificano entro il 2012. Ma Van Rompuy dorme sonni tranquilli per quanto riguarda l'Italia. Dopo che il Consiglio dei ministri nel settembre scorso aveva dato il via libera all'inserimento del pareggio di bilancio in Costituzione "a partire dal 2014", alle prime due votazioni (a novembre alla Camera e in dicembre al Senato) tutti i partiti presenti in parlamento (e quindi anche Pd e Idv) hanno votato a favore superando la maggioranza dei 2/3. Se questa maggioranza qualificata si dovesse ripetere nella seconda lettura, il cui iter inizia proprio oggi, verrà negata definitivamente la possibilità di un referendum popolare. Queste sono le "riforme da blindare", per usare le parole di Alesina e Giavazzi, gli editorialisti economici del Corriere della sera. E questa la democrazia? Prendiamone atto costruendo l'opposizione politica e sociale a queste forze politiche e alle loro scelte. A iniziare dal nostra terra, che a breve vedrà lo sciopero generale dell'industria (il 13 marzo) e dal nostro Meilogu, vittima come altri territori dei "tagli di spesa". Quanto più si combattono queste politiche nel loro insieme, tanto più avremo possibilità di vincere la battaglia sull'ospedale.
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