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martedì 27 dicembre 2011

Giù le mani dall'ospedale del Meilogu

L’ultimo disservizio avvenuto nell’ospedale civile di Thiesi (meglio conosciuto come l’ospedale del Meilogu) ha fatto rivivere l’incubo della chiusura più volte presentatosi in passato. La dimissione dei pazienti e il loro trasferimento negli ospedali di Ittiri, Alghero e Ozieri per mancanza di personale medico sta a dimostrare l’illogicità applicata alla Sanità. Alla faccia della Costituzione che all’articolo 32 “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività”. 

Il Meilogu e il suo ospedale 

Nel sito internet del Sistema sanitario regionale troviamo una definizione molto chiara di cosa è un ospedale. “L'ospedale è il luogo in cui sono erogate in regime di ricovero tutte le prestazioni che, per acuzie o complessità o intensità del bisogno assistenziale, non possono essere garantite in ambulatorio, a domicilio del paziente o in altre strutture residenziali”. Chiuderlo, o anche solo depotenziarlo, trasformarlo cioè in un qualcosa con meno funzioni, risponde solo a esigenze “di cassa”. Lo si fa solo per risparmiare. Verrebbe difficile convincerci che lo si fa per venire incontro a una popolazione per buona parte anziana in un territorio dotato di vie di comunicazione non certo tra le migliori e con un servizio di trasporto pubblico che lascia a desiderare. A oggi il nostro territorio si sta mobilitando attraverso i suoi Sindaci che, compatti, lottano per evitare la chiusura totale. Tuttavia ci sono due problemi di fondo. Il primo è che essendo degli amministratori e non dei portavoce di comitati di lotta, in linea di massima non possono che limitarsi a concertare con assessori regionali alla Sanità (dalla Dirindin alla De Francisci passando per Liori) e con i vertici della Asl. Spesso concertazione finalizzata a limitare il danno visto che le decisioni strutturali sono già prese. Il secondo è che questi assessori fanno parte di Giunte che operano i tagli chiamandoli più dolcemente razionalizzazioni e che i vertici della Asl sono espressione del potere politico. Il problema quindi non è di semplice amministrazione ma rappresenta scelte politiche. Sulle quali, però, anche i Sindaci potrebbero esprimersi. E non è neanche locale perché la lotta per la difesa dell’ospedale del Meilogu è (e deve essere) la lotta per la difesa dell’Alivesi di Ittiri, del Segni di Ozieri e di tuttà la Sanità. A oggi nel Meilogu non esiste un comitato di lotta, ma nell’ottica di lavorare per costruirlo nell’ipotesi si verificasse il peggio, questo è il nostro contributo per capire tutti insieme quali sono le cause dei tagli alla Sanità e quali possono essere le soluzioni per far si che questo nostro diritto sia tutelato. 

L’ospedale di comunità 

Dai tempi della Giunta Soru e dell’assessore Dirindin si parla di trasformare l’ospedale del Meilogu (ma anche l’Alivesi di Ittiri) in “ospedale di comunità” collegato al Santissima Annunziata di Sassari. Tutto questo avvenne con un sostegno acritico da parte di Rifondazione di allora che, attraverso i suoi eletti, commise a nostro modo di vedere un errore. Cos’è un ospedale di comunità? Dando uno sguardo ai siti delle aziende sanitarie venete, toscane e emiliane (le regioni che prima delle altre li hanno sperimentati) possiamo trarne la seguente definizione. L'ospedale di comunità è essenzialmente una struttura residenziale in grado di erogare assistenza sanitaria di breve durata, generalmente non oltre i trenta giorni. È riservato a quei pazienti che, pur non presentando patologie acute ad elevata necessità di assistenza medica, non possono essere assistiti adeguatamente a domicilio per motivi socio sanitari, ma anche a malati affetti da patologie croniche che periodicamente necessitano di controlli o terapie particolari, persone che a seguito di malattie acute o evolutive necessitano di terapie difficilmente erogabili a domicilio, malati in fase preterminale-terminale non gestibili a domicilio. In sostanza dei veri e propri ospizi a tempo determinato per malati anziani seguiti da un medico del distretto sanitario, con la collaborazione dei medici di base del territorio e del personale infermieristico. Sarebbe stato un vero problema per i pazienti della nostra zona, alcuni dei quali abitanti a 70 km di distanza da Sassari, costretti ad essere ricoverati nelle sovraffollate strutture del capoluogo. Abbiamo infatti notevoli differenze con altre parti d’Italia dove tali esperimenti hanno attecchito meglio in quanto zone densamente popolate, dotate di strade e servizi idonei. Cosa che qui non abbiamo. Il Piano regionale della Giunta Soru che conteneva anche i cambiamenti per l’ospedale di Thiesi, è stato bocciato dal Tar, ma non per i potenziali disagi sollevati dalle popolazioni della nostra zona, quanto per un ricorso delle cliniche private, secondo le quali non erano stati rispettati i calcoli dei posti letto a loro assegnati. Un ricorso quindi, quella della Sanità in cambio del profitto, lontano dalle nostre rivendicazioni. 

L’ospedale oggi 

L’ospedale del Meilogu ha quindi continuato ad esistere senza che venisse ridimensionato, declassato a ospedale di comunità. Tuttavia le vicende di questi anni dimostrano come abbia vissuto e stia vivendo in condizioni precarie. La cardiologia, un vero e proprio fiore all’occhiello, non è più la stessa da quando ci lavora un solo medico. Ma non va meglio per il laboratorio analisi, trasformato in un centro prelievi (con disservizi spesso tamponati dalla buona volontà di chi ci lavora). A ottobre dell’anno scorso, ad esempio, a seguito della mancanza di alcuni reattivi, il laboratorio analisi (80 -90 prelievi al giorno) non poteva far fronte ad alcuni esami, come ad esempio il Ca 19.9, l’emocromo, la ferritina, l’anti Hcv, l’emoglobina glicosilata, la microalbuminuria, la vitamina B 12 e la transferrina. A tutto questo si aggiungeva l’incredibile beffa degli esami delle urine. In questo caso i reattivi c’erano ma mancava il nastro della stampante per la consegna dei referti.  Quest’estate la chiusura del reparto di medicina ha interessato prima l’Alivesi di Ittiri (dal 23 giugno al 31 luglio) e in seguito il nostro ospedale (per tutto il mese di agosto). La motivazione da ricercare nell’assenza di medici e nelle mancate sostituzioni che avrebbero mantenuto i livelli di continuità assistenziale. Nonostante la lotta del comitato ittirese “Pro Alivesi”, che ha sopperito al solo ruolo concertativo dell’amministrazione comunale di Ittiri (e che ha fatto si che venisse assunto un medico a tempo indeterminato), la chiusura temporanea del reparto di medicina dell'Alivesi ha prodotto il conseguente spostamento dei pazienti nelle strutture di Thiesi, Sassari, Alghero e Ozieri. Ma una volta ristabilita la normalità a Ittiri è toccato ai pazienti ricoverati a Thiesi essere trasferiti (in piena estate) altrove. Riaperto il reparto il 1° settembre, i vertici Asl hanno preso l’impegno ad avviare la riprogrammazione delle attività nei due presidi, «aprendo un dialogo costruttivo con le comunità locali», entro il 31 dicembre. Ma agli inizi di dicembre il reparto di Medicina di Thiesi è stato nuovamente chiuso, dopo che un medico ha, purtroppo, avuto problemi seri di salute. Proteste a voce, lettere a La Nuova Sardegna e disagi di pazienti costretti ad essere trasferiti a Ittiri, Alghero, Ozieri, altri dimessi e mandati a casa. C’è chi parla, scongiurandolo ovviamente, di momento propizio per la chiusura definitiva della struttura. La paura è giustificata visti i ritardi nell’approvazione del nuovo piano regionale sanitario.

Le chiacchiere della destra 

Dopo che gli esponenti del centrodestra hanno fatto opposizione ai progetti della Dirindin, cavalcando le contrarietà al progetto di trasformare il nosocomio in ospedale di comunità, e dopo che hanno imbastito una campagna elettorale su queste basi, oggi vediamo che le cose non sono cambiate (e noi non avevamo dubbi). Il potenziamento dei servizi ambulatoriali non c’è stato prima e non c’è tutt’ora. Stesso discorso per la realizzazione del punto di primo soccorso dotato di ambulanza medicalizzata. Nel frattempo si attende (fino a quando?) il prossimo piano sanitario regionale che scriverà nero su bianco il destino dell’ospedale. I sindaci sono stai rassicurati dalla De Francisci circa l’indisponibilità della sua Giunta a proseguire sul sentiero degli ospedali di comunità. Ma è qui che i nodi vengono al pettine: la Giunta Cappellacci il 20 luglio scorso ha emanato una delibera regionale volta a riorganizzare la rete dell’emergenza, la rete ospedaliera e la rete territoriale anche attraverso la creazione di “case della salute”. Di che cosa si tratta? È un nuovo nome per gli ospedali di comunità? Stando a quanto scritto su La Nuova Sardegna del 14 dicembre “la delibera contiene un ritratto molto generale delle case della salute e degli ospedali territoriali dove parrebbero esclusi sia il pronto soccorso che i reparti di degenza”. Sempre dal quotidiano emerge che «è stato istituito un gruppo di lavoro che si occuperà della trasformazione degli ospedali di Ittiri e Thiesi». Vediamo quindi che questa prospettiva non è molto distante dai progetti della Dirindin a sua volta combattuti, in modo strumentale, dal centrodestra. Tra l’altro per le “Case della salute” di Ittiri e Thiesi verranno stanziati 4 milioni e mezzo di euro, gli stessi previsti dalla delibera n.48/5 del 9 settembre 2008 che prevedeva gli “ospedali di comunità”. È arrivato il momento di dire basta.

Teniamoci pronti a lottare, diamo vita al comitato!


Le proteste più sincere sono quelle della popolazione e non dei politici che le cavalcano quando sono all’opposizione. Una volta al governo si applicano i tagli e Liori, in visita all’ospedale di Thiesi il 12 aprile del 2010 è stato chiaro: “Non ci sono soldi, tirate la cinghia!”. I suoi riferimenti alla sanità lombarda e alle cliniche private hanno dato un’idea di quello che sarà il trend fatto di tagli per “risanare i bilanci”. Serve per questo anche a Thiesi un comitato di lotta popolare che vada oltre le istituzioni e i partiti (anche oltre il nostro che lo sta proponendo) per decidere di volta in volta quali azioni intraprendere e scrivere nero su bianco quali sono i servizi ai quali non vogliamo rinunciare. Che i Sindaci facciano il loro dovere è cosa buona e giusta; quanto più fanno per ostacolare i disegni di disgregazione della sanità, tanto più hanno il nostro appoggio; quanto più ottengono tanto meglio è per tutti. Ma occorre dispiegare tutta la nostra forza sul versante della lotta se vogliamo incidere sul serio. A Ittiri e Ozieri il comitato di lotta esiste. Se nascesse anche qua sarebbe un passo avanti per coordinare le lotte in difesa di un diritto sancito dalla carta costituzionale all’articolo 32. Costruiamolo insieme!

Contatti: http://www.facebook.com/prcmeilogu - http://prcmeilogu.blogspot.com  
cellulare: 3494994796 - 3339473743

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