
"Bersani non solo conferma l'appoggio a Monti ma continua nella sua azione di apertura ai moderati per le prossime elezioni. E' del tutto evidente che, di fronte a questa situazione, l'unica cosa utile da fare è unire la sinistra per costruire una forte opposizione a Monti e un programma di alternativa". Queste le parole del nostro segretario nazionale Paolo Ferrero alla luce della direzione nazionale del Pd. Da tempo come circolo del Prc sosteniamo che, ben prima delle dichiarazioni di Bersani (come se non ne avesse già fatto in proposito...), esiste una lunga serie di fatti che collocano il Pd nell'area moderata. Il partito di Bersani è infatti complice quando non artefice della manomissione dell’articolo 18, della demolizione del sistema pensionistico, del micidiale fiscal compact, delle privatizzazioni dei servizi pubblici locale e dell’acqua, dell’intangibilità delle grandi ricchezze, dei redditi e delle pensioni d’oro, dell'introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, della Tav e dell’acquisto di cacciabombardieri mentre gli ospedali sono a rischio chiusura... In tutto questo la Fiom che c'entra? L'iniziativa organizzata oggi chiamando a raccolta tutti i leaders del centro sinistra è speculare alla sua timida reazione alla linea concertativa imperante in Cgil. Come si può sperare di premere sul fronte politico non avendo una chiara linea combattiva su quello sindacale? E come si può sperare nel Pd che sostiene il governo Monti? I fischi a Bersani durante il suo intervento dimostrano che questa incongruenza c'è. Vendola (
che pur di governare si prepara a privatizzare) dice di condividere quanto detto Landini, ma anche quanto detto da Bersani nella sua direzione di partito ("Le sue parole danno fiato e ossigeno"). Di Pietro invece continua a opporsi al governo (tanto i suoi voti contrari sono ininfluenti sulla tenuta dell'esecutivo) lasciando intendere l'
ipotesi di un piano B con Grillo in caso di rottura col Pd. Primarie, liste civiche, liste di sindaci e liste di narratori, rincorsa a Grillo...tutte soluzioni politiciste che non tengono minimamente conto delle sofferenze delle classi subalterne, e della necessità di organizzare le loro lotte. Il nostro partito, Rifondazione, non deve perciò aspettare che si apra chissà quale scenario politico nel quale inserirci, ma deve lavorare per gettare i semi di un solido, reale e conseguente polo delle sinistre, sulla base di un genuino programma anticapitalista. Su questa chiara linea hanno lavorato e lavorano i compagni del Prc e della Fiom di Pomigliano. Come circolo lavoriamo per diffondere l'esempio. Unisciti e lotta con noi!
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